Ponte di Tiberio

Il Ponte di Tiberio rappresenta la “porta” della vallata del fiume Marecchia, territorio di straordinario valore, in termini di patrimonio culturale, ambientale, paesaggistico e storico-sociale, che congiunge Rimini con il suo entroterra più prossimo fino ai confini con la Toscana e le Marche. In questo senso, la valorizzazione della direttrice dal mare al Ponte rappresenta anche un ricongiungimento storico e funzionale tra la Rimini balneare, la Rimini romana e le splendide terre che custodiscono le memorie rinascimentali dei Malatesta e dei Montefeltro.

Rimini ha un ponte che è tante cose allo stesso tempo: è una infrastruttura viaria, è un monumento, è un simbolo. In città lo chiamano Ponte di Tiberio ma sarebbe più corretto chiamarlo Ponte di Augusto e Tiberio. Si tratta di uno dei ponti monumentali, nato anche come tale, di epoca romana, meglio conservati al mondo e tra i più importanti. Due epigrafi gemelle, collocate al centro dello stesso, lungo il lato interno dei parapetti, ci raccontano che questo fu edificato a partire dall’ultimo anno di vita dell’imperatore Augusto, il 14 d.C. e che venne ultimato sotto l’imperatore Tiberio nel 21 d.C.
È quindi uno dei rari casi di monumenti antichi ad avere una data di costruzione certa. E l’intervento dell’imperatore è attestato dalle epigrafi e nei suoi simboli sopra le arcate e si colloca in quell’attività di riqualificazione urbanistica che Augusto aveva voluto per la città di Rimini, allora crocevia fondamentale.
Collocato sopra il fiume Ariminus, oggi Marecchia, il ponte era in pratica l’elemento di inizio della Via Emilia da cui, poco più in là, partiva anche la Via Popilia, le strade più importanti per chi voleva raggiungere Roma provenendo da nord. Fu costruito interamente in pietra, utilizzando come elementi di fondazione dei pali di quercia conficcati nelle argille, ancora oggi perfettamente conservati. Le pietre vennero portate, via nave, dal nord Italia, Colli Euganei e Aurisina, una località vicina all’Istria da cui provengono le pietre in calcare bianco che rivestono le pareti della struttura in vista.
Il ponte è stato attraversato da tantissime storie e a visto il flusso degli eventi scorrergli sopra e sotto. Sul Ponte vi era una porta, nel Medioevo era intitolata a San Pietro e venne distrutta nel 1829. Le guerre e le forti piene del Marecchia in passato hanno danneggiato il Ponte; si ricordi solo che nel VI secolo durante le guerre greco gotiche venne demolito l’ultimo arco verso l’attuale Borgo San Giuliano, lo stesso arco venne poi ricostruito e sistemato definitivamente nel 1680. I tedeschi in ritirata, nell’ultimo conflitto mondiale, avevano minato l’intera struttura per farla saltare ma così non fu e fortunatamente oggi è ancora qui.

Marcello Cartoceti, adArte